lunedì 22 ottobre 2012

EMERGENZA POST TERREMOTO: contributi in credito d'imposta reali o virtuali?



E’ necessario chiarire al più presto un aspetto determinante perché la ricostruzione possa efficacemente decollare: la modalità di erogazione dei contributi. Esaminiamo oggi come funziona.
Una volta presentato ed autorizzato il progetto di recupero dell’abitazione, il terremotato potrà andare in banca per chiedere l’erogazione dei contributi necessari a saldare fino all’80% dei lavori eseguiti. La banca metterà a disposizione del terremotato un finanziamento agevolato che è, a tutti gli effetti, un mutuo, il quale dovrà poi essere rimborsato in rate alla banca stessa. E qui nasce il problema. Contrariamente a quanto si pensa o si è sentito dire, è il terremotato a dover restituire il finanziamento e non lo Stato. E allora in cosa consiste il contributo? Il terremotato maturerà un credito d’imposta pari alla rata di mutuo che ha pagato. Si tratta di un credito d’imposta che potrà utilizzare esclusivamente in compensazione con altri tributi, ammesso che ne abbia, altrimenti perderà il beneficio.
Ci spieghiamo con un esempio. Ipotizziamo il caso di un terremotato che abbia lavori di recupero dell’abitazione per euro 100.000, a cui venga concesso un contributo di euro 70.000 (nell’ipotesi il contributo è il 70%, la norma afferma infatti che il contributo è fino all’80% e non che deve essere l’80%). La banca concederà quindi un finanziamento di 70.000 che supponiamo debba essere restituito in 10 anni, quindi con rate di euro 7.000 all’anno (per semplicità trascuriamo gli interessi). Ogni anno il terremotato pagherà alla banca rate per un importo complessivo di euro 7.000 ed in corrispondenza maturerà un credito d’imposta di 7.000 che recupererà compensando altri tributi di cui è debitore, quali ad esempio: IRPEF, addizionali regionali e comunali, IMU e contributi INPS.
Vi sono due ordini di problemi. Il primo, ed è il più grave: se il terremotato non ha redditi o ne ha in misura insufficiente non riuscirà a recuperare il credito d’imposta (che può solo compensare e non chiedere a rimborso). Continuando sull’esempio precedente, supponiamo che il terremotato abbia un debito d’imposta per euro 2.000 a fronte di un credito di euro 7.000 per le rate di mutuo che ha già pagato. Riuscirà a compensare l’imposta dovuta per 2.000, ma il residuo credito di euro 5.000 potrà recuperarlo se, e solo se, negli anni successivi avrà delle imposte da versare per un importo pari o superiore a 5.000. Naturalmente il problema rischia di dilatarsi perché ogni anno maturerà euro 7.000 di credito in corrispondenza alle rate di mutuo pagate, ma se è un terremotato a reddito fisso o soggetto a minime variazioni (per esempio perché è un lavoratore dipendente) rischia di non riuscire mai a recuperare il contributo che lo Stato gli ha concesso per la ricostruzione del terremoto.
Il secondo problema è legato alla sfasatura temporale che ne deriva. Prima si paga la rata del mutuo, poi si compensa.
Un sistema di erogazione del contributo concepito in questi termini non può funzionare, perché non offre alcuna certezza a chi deve intraprendere i lavori di ristrutturazione che, purtroppo, ha già altri pensieri (fra i primi quello di trovare il modo di sobbarcarsi quel famigerato 20% - ma in un separato intervento scopriremo che la percentuale è ben più elevata - che lo Stato comunque non finanzia). Non si può pretendere che la ricostruzione possa basarsi su contributi erogati non in denaro, ma sotto forma di credito d’imposta da compensare. Il rischio che si corre è che il contributo non sia reale, ma virtuale. Paradossalmente un sistema così concepito è particolarmente svantaggioso per chi ha redditi più bassi, ossia coloro che nella ricostruzione delle proprie abitazioni avranno i problemi maggiori, soprattutto nel reperire le risorse che occorrono per saldare la differenza non coperta dal contributo statale.
Questo meccanismo è regolato dall’art. 3-bis del D.L. 95/2012 (convertito in L. 135 del 2012) che, riportato nei suoi passi più significativi (per rendere la norma intelleggibile alcune parti sono omesse, ma su internet si trova il testo integrale), dispone al 2° comma: "In caso di accesso ai finanziamenti agevolati accordati dalle banche [...], in capo al beneficiario del finanziamento [dunque in capo al terremotato] matura un credito d'imposta, fruibile esclusivamente in compensazione, in misura pari, per ciascuna scadenza di rimborso, all'importo ottenuto sommando alla sorte capitale gli interessi dovuti [ossia la rata del mutuo]".
E’ dunque indispensabile introdurre, al più presto, un correttivo a tale disposizione, perché al momento non ne risultano, ma forse si tratta di una nostra distrazione e ci auguriamo fortemente di essere in errore.
Dalla Regione sono arrivate verbali rassicurazioni circa un provvedimento di prossima emanazione che trasferirà il credito da compensare alla banca erogatrice del finanziamento, la quale provvederà a compensare coi propri debiti d’imposta. Se così sarà, ed è il nostro auspicio, il terremotato non dovrà più preoccuparsi di come recuperare il credito. Per lui, purtroppo, resteranno da risolvere altri problemi, ma saranno esaminati in successivi interventi.
Comitato Sisma.12

4 commenti:

  1. Via libera delle commissioni Bilancio e Affari Costituzionali della Camera al decreto che taglia i costi della politica per gli enti territoriali. L'ok delle commissioni e' arrivato dopo tre 'incidenti di percorso' oggi, uno anche rilevante (ma che il governo si e' riservato di verificare) dal punto di vista finanziario.

    Il governo e' stato infatti battuto tre volte e l'ultima su un emendamento (stesso testo presentato da Pd e Lega) sulla 'busta pesante' per i terremotati, cioe' la sospensione di tasse e contributi per i comuni nel cratere del terremoto che ha colpito Emilia Romagna e Lombardia fino al 30 giugno 2013.

    Ma non e' detta l'ultima parola e - annuncia il sottosegretario all'Economia, Gianfranco Polillo - il governo potrebbe intervenire per bloccare la norma (se 'scoperta') o non inserendola nel maxiemendamento (il testo delle commissioni e' atteso in aula da lunedi' prossimo), oppure attraverso la non bollinatura della Ragioneria dello Stato. Il problema e' infatti che secondo alcuni parlamentari la modifica varrebbe appena 3 milioni (ma il calcolo sarebbe fatto solo sui mancati interessi), mentre, secondo il Governo, i milioni che non entrerebbero in cassa sono ben 140. D'obbligo dunque una riflessione e, eventualmente, un intervento che per Polillo sarebbe di natura "pre-elettorale"; e questo scatena le polemiche dei deputati del Pd: "quelle approvate oggi sono misure sacrosante che non devono essere cancellate nel maxiemendamento", dichiara Marco Carra.

    Oltre all'incidente terremoto' i lavori hanno registrato altri due 'inciampi' dell'esecutivo: il primo riguarda la Cassa Depositi e Prestiti e blocca le penali a carico dei Comuni che estinguono mutui anticipatamente (testo analogo presentato da Pd e Lega che in alcune note se ne sono contesi la paternita'). Altro emendamento approvato e' stato quello che consente ai comuni di revocare a Equitalia e alle societa' partecipate la gestione della riscossione dei tributi. Possibilita' che viceversa sarebbe stata praticabile solo a partire dal giugno 2013.

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  3. E' stato risolto questo problema del credito d'imposta o è ancora attuale? A quanto pare, è stato riproposto anche per il terremoto del centro Italia. Cosa ne dite? Come è andata ai terremotati dell'Emilia che ne hanno fatto richiesta?

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